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martedì 10 febbraio 2009

Eluana è morta

Eluana ora è morta. Che riposi in pace.

Purtroppo, anche la sua morte, non è servita o bastata a porre fine alla squallida strumentalizzazione che girava intorno al suo caso.

Posto anche innanzitutto qualche informazione, che non è un semplice dettaglio, ma aiuta a farci capire chi è e cosa pensava ieri, colui che oggi il più acerrimo difensore della vita:

Berlusconi: "Se fosse mia figlia non la lascerei morire"...da che pulpito viene la predica, sentite bene:

"Ho avuto un aborto terapeutico, molti anni fa. Al quinto mese di
gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i
due mesi successivi ho cercato di capire, con l'aiuto dei medici, che
cosa potevo fare, che cosa fosse più giusto fare. Al settimo mese di
gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover
abortire. È stato un parto prematuro e una ferita che non si è rimarginata"

Veronica Lario

In altre interviste Veronica afferma che quella decisione fu presa di comune accordo tra lei e Berlusconi, che aveva concepito quel bimbo con quella che ancora non era la sua consorte, nei primissimi anni 80.

Berlusconi dice che non l'avrebbe fatto morire ma ha permesso che suo figlio venisse ucciso solo perché non sarebbe nato completamente sano.

E se a Berlusconi in primis gliene è fregato poco della vita di suo figlio "non completamente sano", gliene fregherà realmente qualcosa della "vita" di Eluana?

(aggiungo un grazie ad Alessio dal quale ho tratto queste info).

Torniamo a noi ora, e alla morte di Eluana. Alcuni non riescono a mettere da parte nemmeno per un attimo i loro subdoli piani e ora cercano di battere il ferro finché è caldo a più non posso per trarne gli ultimi vantaggi. Vergognoso.

Berlusconi: "...grave errore del Colle...Napolitano ha commesso un errore grave...Napolitano reso impossibile l'azione del governo per salvare una vita...

...Mi auguro che la vicenda possa servire a fare una legge, e che la legge porti il nome di Eluana. Purtroppo il Parlamento è stato lento nel legiferare. Il governo ha tentato di rimediare, e sarebbe stata cosa buona se il decreto avesse avuto il corso che non ha avuto...

...Non ci può essere un diritto di veto sopra i provvedimenti dell'esecutivo. Spiace che il problema sia emerso su un tema così delicato e proprio ora che al Quirinale siede un presidente della Repubblica di grande equilibrio..."

La Chiesa: "...Che Dio li perdoni...Che il signore l'accolga e perdoni chi l'ha portata a questo punto...E' stato un omicidio...hanno ucciso una persona innocente e incapace di difendersi..."
E tutto questo nonostante l'intento dichiarato della santa sede di 'non interferire' con lo Stato...FORTUNA!!!

Questo era quello che almeno chi ricopre certe cariche avrebbe sarebbe dovuto fare per buon senso:
Napolitano:"Dinanzi all'epilogo di una lunga tragica vicenda, il silenzio che un naturale rispetto umano esige da tutti può lasciare spazio solo a un sentimento di profonda partecipazione al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini alla povera Eluana".

La Chiesa ora guarda solo a Eluana per andare avanti anch'essa imperterrita con le sue regole, senza guardare anch'essa in faccia a nessuno neanche in questo momento. E' così che la chiesa partecipa al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini ad Eluana? COMPLIMENTI ANCORA UNA VOLTA!




P.S. Riporto di seguito un post molto bello letto da mentecritica.

Storie d'altri tempi: il Golpe del 2009

Un sabato pomeriggio di quelli piovosi, quando la cosa migliore da fare è starsene tranquilli davanti al fuoco. Naturalmente con i nipoti da coccolare. C’è quello piccolo che è un portento: ha sì e no undici anni, ma ti tira fuori dei ragionamenti che ti lasciano senza parole per la loro maturità. E delle domande alla quali spesso non sai cosa rispondere.
“Sai nonno Peppe, oggi a scuola ci hanno parlato del colpo di stato.”
“Di quale colpo di stato?”
“No, no. Dei colpi di stato in generale. Poi però la professoressa ci ha fatto degli esempi, e c’è una cosa che non ho capito.”

“Un argomento difficile. Cos’è che non hai capito?”
“Ci ha detto che un colpo di stato avviene quando qualcuno caccia via un governo con la forza; può essere un partito, oppure l’esercito, o addirittura una parte della popolazione.”
“Sì, è esatto.”
“Quando però ci ha parlato dei fatti del 2009, ha detto che è stato lo stesso governo a fare il colpo di stato. Tu te lo ricordi il 2009?”
“Eh sì, ero ancora abbastanza giovane allora. Giovane e con tanti begli ideali; e ancora con qualche speranza.”
“Io non ho capito: se è stato il governo a fare il colpo di stato, contro chi l’ha fatto? Contro sé stesso?”
“Caro mio, quello fu un fatto veramente particolare: un colpo di stato realizzato dal governo in carica. Tanti non se ne resero neanche conto, anche perché il tutto era stato preparato molto bene, e molti tasselli erano già stati messi al loro posto, uno alla volta; solo quando il disegno fu completo diventò chiaro a tutti.”
“Ma cosa è successo veramente? Dai, racconta!”
“Spero di ricordarmi tutto, sono passati tanti anni. A capo del governo c’era un certo Berlusconi, un uomo molto ricco che, negli ultimi dieci o venti anni era stato nominato presidente del consiglio per la terza volta. Un tipo di uno squallore unico: arrogante, gradasso, sempre pronto a tirare fuori una battuta di cattivo gusto nel momento peggiore. Inoltre era coinvolto in vario modo in una quantità di fattacci e attività illegali, anche mafiose, dai cui processi però era senza riuscito a uscire senza condanne. Spesso facendosi delle leggi apposite.”
“Si è fatto le leggi per non essere condannato? E gli italiani lo hanno rieletto per tre volte? Ma c’è da essere proprio dei co…”
“Non dire certe parole! Che se ti sente tua madre poi se la prende con me.”
“Sì, ma come si fa a votare per uno così?”
“Questo me lo sono sempre chiesto anche io. Sta di fatto che aveva un grande seguito, perché in fondo gli italiani erano come lui, e chi non lo ammirava lo invidiava. Che poi non fa molta differenza.”
“Dai, vai avanti. Cos’è successo nel 2009?”

“Il 2009 è cominciato male: c’era una gravissima crisi finanziaria che stava mettendo in ginocchio le aziende, la disoccupazione aveva ricominciato a crescere a ritmi impressionanti, l’immigrazione veniva sfruttata per creare situazioni critiche e giustificare provvedimenti degni di un regime dittatoriale…”
“Cavolo! E aveva fatto tutto lui?”
“No, no. La crisi era di portata internazionale e tutti i paesi ne pagavano le conseguenze; anche se bisogna dire che l’Italia se l’è vista molto peggio di tanti altri perché già prima della crisi aveva un sistema economico che non funzionava. E questo sicuramente non era solo colpa dei suoi governi: neanche gli altri, che nel tempo si erano succeduti, avevano brillato. Ma di sicuro quello nato nel 2008 è stato il peggior governo di cui mi ricordo.”
“Sempre che l’avete votato voi.”
“Già…! Certo, io non l’ho mai votato, ma come italiani… sì, ce lo siamo scelto.”
“E allora?”
“Allora, questo omino si era ormai sistemato tutti i suoi affari e i suoi processi, e non dovendosi preoccupare di governare un’Italia di cui non gli fregava niente, pensava solo a come coronare la sua smania di protagonismo: diventare presidente della repubblica.”
“Ma non aveva più potere come capo del governo?”
“Sì, ma lui non stava al governo per il potere, non ne aveva bisogno. Da oltre venti anni lui comandava l’Italia chiunque ci fosse al governo; tra le televisioni con cui bolliva il cervello della gente comune e i legami con i politici e con la massoneria, faceva il bello e il cattivo tempo. A quel punto la presidenza della repubblica era solo il desiderio della sua sconfinata vanità.”
“Quindi aspettava la scadenza del mandato per andare al Quirinale?”
“Questo è il punto. Lui era troppo vanitoso e troppo arrogante per poter aspettare. Era come i bambini piccoli, quando voleva una cosa la voleva subito; e se non la otteneva si metteva a strillare che tutti ce l’avevano con lui.”
“E allora ha cacciato il presidente di allora? …a proposito, chi era?”
“Il presidente era Napolitano. Un ex-comunista che, da quando s’era insediato, aveva lasciato passare di tutto: dall’indulto che aveva rimesso in libertà migliaia di criminali, alla legge che impediva i processi per quattro persone, allo smantellamento dell’istruzione pubblica,”
“Ha messo in libertà migliaia di criminali? Ma era davvero un delinquente. E gli italiani non si sono ribellati?”
“Veramente quell’indulto non fu Berlusconi a farlo, ma il governo precedente, naturalmente su sue istruzioni; a dimostrazione del fatto che lui comandava anche se non era al governo. E comunque gli italiani hanno fatto come sempre: hanno protestato per un po’ poi se ne sono dimenticati.”
“Ma dai, non è possibile…”
“Aspetta, che il meglio deve ancora venire. All’inizio del 2009 c’era un caso che faceva molto parlare di sé: c’era una ragazza in coma irreversibile da 17 anni, il cui padre si era rifiutato di fare come tanti che, di nascosto, si mettono d’accordo con i medici per staccare le macchine che li tengono in vita e mettere così fine a situazioni drammatiche. Lui aveva avuto il torto di voler seguire la legge.”
“Il torto? Da quando in qua è un torto seguire la legge?”
“Lo so, è paradossale, ma quando c’era lui seguire la legge era veramente un difetto. Se non altro, perché si veniva considerati dei coglioni.”
“Nonno! Queste parole non si dicono!”
“Hai ragione, scusa. E’ che se ci ripenso, ancora mi viene il voltastomaco.”
“Ma cosa c’entra questa ragazza con il governo e con il colpo di stato?”
“Il caso di questa ragazza era diventato famoso, perché il padre si era battuto per ben undici anni da un tribunale all’altro, in attesa di una sentenza che gli consentisse di mettere in pratica il desiderio della figlia: non vivere come un vegetale. La sentenza alla fine era arrivata e, non senza ulteriori problemi, si era giunti al momento in cui si dovevano spegnere le macchine che la tenevano in vita. Fu a quel punto che iniziò il colpo di stato. Nel governo c’era qualcuno che, per compiacere il Vaticano, voleva emanare un decreto che impedisse lo spegnimento delle macchine…”
“Il Vaticano? E cosa gli importava di quei quattro gatti?”
“Oggi sono rimasti quattro gatti, ma all’epoca erano ancora tanti, ed erano potenti. Comunque la notizia de possibile decreto trapelò e arrivò alle orecchie di Napolitano. Il quale commise l’errore che gli sarebbe costato il posto: scrisse una lettera al governo dicendo che non c’erano i presupposti normativi e che in ogni caso l’emanazione di un decreto di quel genere non era una cosa opportuna.”
“E non era così?”
“Al contrario. Napolitano aveva ragione da vendere, ma la sua lettera lo rendeva vulnerabile, perché anticipava la sua decisione di non firmare un eventuale decreto. Decreto che, a quel punto, vinse le obiezioni di chi nel governo non era d’accordo, e venne emanato in fretta e furia.”
“E cosa successe?”
“Successe che Napolitano non firmò il decreto e che la ragazza, non più sostenuta dalle macchine, morì. E la colpa di tutto fu buttata addosso a lui, che venne additato come un assassino. Berlusconi e i suoi collaboratori, maestri della manipolazione di massa, montarono contro Napolitano una campagna di delegittimazione così violenta e martellante, che nel giro di un mese lo costrinse alle dimissioni.”
“Caspita! Ma la gente non protestò?”
“Qualcuno… ma la maggior parte degli italiani, al solito come pecore, si unì al coro di chi gridava ‘assassino’ verso il presidente della repubblica.”
“Ma tu guarda che co…”
“Sì, sì, sempre quelli. Quindi, con le dimissioni di Napolitano, il parlamento fu chiamato ad eleggere un nuovo presidente della repubblica. E indovina chi fu scelto?”
“Berlusconi.”

quirinale

“E bravo, proprio lui.”
“Ma come? Lui che aveva causato tutto questo macello, veniva premiato con l’incarico più prestigioso? E chi prese il suo posto al governo?”
“Eh già! Il colpo di stato fu fatto dal governo ai danni della presidenza: e riuscì in maniera talmente perfetta che in tanti non se ne resero conto. Anche perché la sostituzione di Napolitano non cambiò la vita degli italiani; quello che invece fu determinante fu la scelta del nuovo capo del governo. Al posto di Berlusconi fu nominato, ovviamente dallo stesso Berlusconi, Fini, un ex-fascista.”
“Un ex-fascista? Ma nella costituzione non c’è scritto che il partito fascista è fuori legge?”
“Eh, la conosci bene tu la costituzione. Hai ragione, ma il partito fascista in Italia non è mai morto, ha solo cambiato nome e forma tante volte. E poi, come diceva un grande pensatore come Flaiano, in Italia ci sono due tipi di fascisti: i fascisti e gli antifascisti.”
“Boh, questa non l’ho capita.”
“Un giorno la capirai. Comunque con Fini al governo e Berlusconi al Quirinale, il processo che già da tempo stava devastando l’Italia accelerò improvvisamente: tutti i servizi pubblici vennero privatizzati, alle aziende venne lasciata la più ampia libertà di movimento, e venne realizzato il federalismo per tener buoni quelli della lega nord.”
“Privatizzazione, federalismo, libertà d’impresa… ma non sono cose positive?”
“Dipende. Potrebbero esserlo se fossero governate da regole precise e se nelle istituzioni ci fossero persone con la voglia e la capacità di farle rispettare. Invece queste cose furono realizzate senza regole che non fossero quelle di far contenti gli amici degli amici; chi aveva agganci forti con il mondo politico si arricchì in breve tempo sfruttando ignobilmente i lavoratori e distruggendo l’ambiente, mente per chi cercava di lavorare onestamente c’era sempre meno spazio. Quello che la crisi aveva avviato trovò il suo completamento proprio nelle leggi che, in teoria, erano state emanate per fronteggiarla: aziende chiuse, disoccupati, famiglie sul lastrico, servizi più inefficienti di prima. Per non parlare del federalismo: quello fu un vero e proprio cavallo di Troia… sai la storia del cavallo di Troia?”
“Sì, l’abbiamo studiata l’anno scorso. Ma che c’entra?”
“Con il federalismo, le differenze esistenti tra le regioni italiane vennero estremizzate: le regioni ricche del nord pensavano solo a sé stesse, mente quelle del sud non avevano più risorse neanche per i servizi essenziali. E le regioni più povere diventarono una sorta di terzo mondo sotto casa.”
“Che vuoi dire?”
“Che le aziende del nord, per abbassare i costi portavano gli stabilimenti di produzione all’estero: Bulgaria, Romania, Ucraina, Cina, Vietnam, paesi dove la manodopera costava pochissimo. Con il federalismo non ne ebbero più bisogno: andavano in Basilicata o in Puglia, dove la manodopera costava comunque pochissimo, risparmiavano sui trasporti, e in più prendevano anche i contributi pubblici perché investivano in aree depresse.”
“Accidenti nonno! Che roba! Ma come siete usciti da quella situazione?”
“Eh, piccolo mio, non è stato facile. Ma questa storia te la racconto un’altra volta. Ora andiamo a cena che tua madre sta chiamando.”


Riporto anche un articolo del settimanale spagnolo El Pais del 8/02/09 tratto da "che dicono di noi" (articolo originale di Miguel Mora qui):

Il drammatico caso di Eluana Englaro passerá alla storia in Italia. Se non per cose piú profonde, sará senz'altro per la miracolosa trasformazione che ha causato nel primo ministro piú mondano e liberale (per sua propria definizione) che il paese abbia mai avuto. Il pagano Silvio Berlusconi, divorziato, donnaiolo, adultero confesso e accumulatore di poteri e ricchezze senza fine, ha visto la luce. Per 17 anni non aveva mai pronunciato pubblicamente la parola "Englaro". In 48 ore é diventato il piú fervido sostenitore pro-vita di un paese dove questo tipo di voci non manca.

Trasformatosi in questo nuovo personaggio, Berlusconi ha attaccato ieri tutto quello che gli capitasse a tiro. Dei medici che venerdí hanno sospeso la alimentazione artificale di Eluana ha fatto notare la "crudeltá". Ha accusato coloro che erano a favore di rispettare la sentenza definitiva della Corte Suprema di appartenere alla "cultura della morte e dello statalismo" (mentre lui rappresenterebbe "la cultura della vita e della libertá"). E al padre della donna é toccata questa chicca: "Mi dicono che [Eluana] ha un bell'aspetto, funzioni attive, ciclo mestruale... Se fosse mia figlia, non potrei disconnetterle la sonda".

Ancora una volta si sono superate le aspettative. "Malgusto, manipolazione, cinismo", ha riassunto il leader dell'opposizione Walter Veltroni. "Berlusconi sfrutta il caso per realizzare il suo progetto politico". Un progetto molto ambizioso, per di piú. L'obiettivo, ribadito ieri per l'ennesima volta, é riformare la Costituzione per ridurre il potere, giá di per sé molto limitato, del Presidente della Repubblica.

La manovra é iniziata venerdí. Con l'emissione del decreto per salvare Eluana, Berlusconi ha privato di autoritá il ruolo costituzionale del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e delegittimato di conseguenza la Corte Suprema. Il decreto ha avuto un effetto devastante. Ha fatto ricadere sul Capo dello Stato la responsabilitá morale di decidere sulla morte della donna, lasciandolo alla mercé del Vaticano, che non ha aspettato neanche dieci minuti per manifestare quanto lo avesse "deluso" Napolitano.

Il presidente si é negato a firmare, come aveva annunciato, perché il decreto é chiaramente incostituzionale, poiché cerca di annullare una sentenza non appellabile. Ma Berlusconi ha spinto ancora di piú. Ha convocato di urgenza il Parlamento e fatto pressione sui presidenti di Camera e Senato per legiferare al riguardo a tutta velocitá. Allo stesso tempo, annunciava che avrebbe cambiato la Costituzione se non gli venisse permesso di governare per decreto.

100% Berlusconi, con condimento di dequalificazioni. La piú grave, ieri. Berlusconi ha chiamato la lettera che Napolitano gli ha inviato venerdí per spiegare l'invaliditá del decreto come un invito "all'eutanasia". Falsitá assoluta, come si puó vedere dalla stessa lettera. Pazientemente, il presidente evita di replicare all'accusa. E Berlusconi finisce con la smentita di avere detto quello che in realtá ha detto.

Da Napoli, Napolitano si limita a dire che "il monopolio della solidarietá e l'autoritá morale non sono patrimonio di nessuno. E nemmeno la fine della vita". Berlusconi replica. Bisogna "correggere la Costituzione", dice, perché "fu stesa molti anni fa da forze ideologizzate" e "di ispirazione filo-sovietica". Napolitano in quel periodo era comunista.

Nel frattempo l'opposizione, piena di cattolici, é spaccata in due. Gruppi di cittadini sono scesi in piazza ieri e hanno inondato i siti web di proteste contro il colpo di forza del premier. Alcuni hanno criticato l'ingerenza della chiesa al grido di "governo italiano, decreto Vaticano". Altri hanno protestato contro la "vergognosa" frase di Berlusconi ("Eluana potrebbe avere figli"). E tutti hanno difeso Napolitano come garante dello Stato di Diritto. Vedremo per quanto tempo.

sabato 18 ottobre 2008

Storiella sull'esistenza di Dio

Barbieri e Dio.

Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba.

Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione.
Parlano di tante cose e di vari argomenti,
quando alla fine toccano l'argomento Dio e il barbiere dice:

io non credo che Dio esista.

Perchè dice questo? Chiede il cliente.

Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio non esiste.
Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate?
Ci sarebbero bambini abbandonati?
Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza nè dolore.
Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose.

Il cliente pensa per un momento, ma non replica perchè non vuole iniziare una discussione.

Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio.
Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba sfatta.
Sembrava sporco e trasandato.

Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel negozio del barbiere e gli dice:
la sa una cosa? I barbieri non esistono.

Come può dire ciò? Chiede il barbiere sorpreso.
Io sono qui e sono un barbiere, ed ho appena lavorato su di lei!

No! esclama il cliente. I barbieri non esistono perchè se esistessero non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell'uomo là fuori.

Ma i barbieri ESISTONO! Replica il barbiere
Questo è ciò che succede quando la gente non viene da me.

Esattamente! afferma il cliente. Questo è proprio il punto!
Anche Dio ESISTE!
Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui e cerca il Suo aiuto.
Questo è il motivo per cui c'è tanto dolore e sofferenza nel mondo.

venerdì 3 ottobre 2008

Storiella - Sentimenti

Raccontano che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità degli uomini.
Quando la Noia si fu presentata per la terza volta, la Pazzia, come sempre un po' folle, propose: "Giochiamo a nascondino!". L'Interesse alzò un sopracciglio e la Curiosità senza potersi contenere chiese: "A nascondino? Di che si tratta?", "E' un gioco - spiegò la Pazzia - in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 1.000.000 mentre voi vi nascondete, quando avrò terminato di contare il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco".
L'Entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall'Euforia. L'Allegria fece così tanti salti che finì per convincere il Dubbio e persino l'Apatia, alla quale non interessava mai niente...Però non tutti vollero partecipare. La Verità preferì non nascondersi. Perché se poi tutti alla fine la scoprono?
La Superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la Codardia preferì non arricchirsi.
"Uno, due, tre..." - cominciò a contare la Pazzia. La prima a nascondersi fu la Pigrizia che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso. La Fede volò in cielo e l'Invidia si nascose all'ombra del Trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sull'albero più alto. La Generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici. Che dire di un lago cristallino? Ideale per la Bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la Timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la Voluttà. Una folata di vento? Magnifico per la Libertà. Così la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.
L'Egoismo, al contrario, trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per sé.
La Menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l'arcobaleno!).
La Passione e il Desiderio al centro dei vulcani. L'Oblio...non mi ricordo...dove?
Quando la Pazzia arrivò a contare 999.999 l'Amore non aveva ancora trovato un posto dove nascondersi poiché li trovava tutti occupati; finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori. "Un milione!" - contò la Pazzia. E cominciò a cercare. La prima a comparire fu la Pigrizia, solo a tre passi da una pietra. Poi udì la Fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la Passione e il Desiderio dal fondo dei vulcani. Per caso trovò l'Invidia e poté dedurre dove fosse il Trionfo. L'Egoismo non riuscì a trovarlo: era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c'era un nido di vespe. Dopo tanto camminare, la Pazzia ebbe sete e nel raggiungere il lago scoprì la Bellezza. Con il Dubbio le risultò ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.
Alla fine trovò un po' tutti: il Talento nell'erba fresca, l'Angoscia in una grotta buia, la Menzogna dietro l'arcobaleno e infine l'Oblio che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino.
Solo l'Amore non le appariva da nessuna parte. La Pazzia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muovere i rami. Quando, all'improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell'Amore! La Pazzia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pianse, pregò, implorò, chiese perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida. Da allora, da quando per la prima volta si giocò a nascondino sulla terra, l'Amore è cieco e la Pazzia sempre lo accompagna...

Si te stesso

Ciao a tutti, è un po' che non scrivevo più nel mio blog. Oggi vi posto il seguente video in cui vi è una storiella. Non saprei se definirla bellissima come dice il titolo, ma il messaggio e la morale della storiella mi è piaciuto e per questo ho deciso di riportarla qui.



Dovremmo sempre essere noi stessi e vivere sempre nel presente, senza alcun timore o timidezza, la parola domani sarebbe perfino meglio che non esistesse nella nostra mente.

giovedì 7 agosto 2008

Storiella disabili

,Un saluto a tutti, vi posto una storiella che ho ricevuto via email. A me è piaciuta molto e credo sia il caso di condividerla con voi. Leggetela tutta d'un fiato e ricordati che TU fai la differenza.

Non cercare mezzi termini: non ce ne sono.

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.

Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: 'Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione.

Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?'


Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.

Il padre continuò: 'Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino.'

A quel punto cominciò a narrare una storia:
Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c'erano bambini che giocavano a baseball.

Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?'

Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.

Il padre di Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare.

Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: 'Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono'
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team.

Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto.
I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il figlio fosse accettato dagli altri.

Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti.

All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo.

Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all'idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti.

Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta.

A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita?
Incredibilmente lo lasciarono battere.

Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.

In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza.

Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.

Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay.
Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore. Ma il gioco non era ancora finito.

A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita.

Invece...

Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l'uomo in prima base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: 'Shay corri in prima base! Corri in prima base!'

Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione.

A quell punto tutti urlarono:' Corri fino alla seconda base!'
Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.

Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla..

Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

Tutti urlavano: 'Bravo Shay, vai così! Ora corri!'

Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.

Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto tutti gridarono:' Corri in prima, torna in base!!!!'

E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l'eroe della partita.

'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi di entrambe le squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità'.

Shay non è vissuto fino all'estate successiva.

E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l'eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre...non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.





ED ORA UNA PICCOLA NOTA AL FONDO DI QUESTA STORIA:
In internet ci scambiamo un sacco di giochi e mail scherzose senza che queste ci facciano riflettere, ma quando si tratta di diffondere mail sulle scelte della vita noi esitiamo.

Il crudo, il volgare e l'osceno passano liberamente nel cyber spazio, ma le discussioni pubbliche sulla decenza sono troppo spesso soppresse nella nostre scuole e nei luoghi di lavoro.

Se stai pensando di forwardare questo messaggio, c'è probabilità che sfoglierai i tuoi contatti di rubrica scegliendo le persone 'appropriate' o 'inappropriate' a ricevere questo messaggio.
Bene: la persona che ti ha mandato questa e-mail pensa che TUTTI NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.

Tutti noi abbiamo migliaia di opportunità, ogni giorno, di aiutare il 'naturale corso delle cose' a realizzarsi.

Ogni interazione tra persone, anche la più inaspettata, ci offre una opportunità: passiamo una calda scintilla di amore e umanità o rinunciamo a questa opportunità e lasciamo il mondo un po' più freddo?

Un uomo saggio una volta disse che ogni società è giudicata in base a come tratta soprattutto i meno fortunati.

Ora tu hai 2 scelte:
1. fare finta di niente
2. inoltrare o diffondere questa storiella

Possa questo giorno essere un giorno luminoso.

mercoledì 25 giugno 2008

La morte...

Eknath Easwaran è un mistico indiano morto nel 1999.

Ha insegnato per quarantanni, prima letteratura inglese poi meditazione all'Università di Berkeley.

Egli raccontava come sua nonna, che era stata la sua guida spirituale, gli aveva dato una semplice, ma importante lezione.

Quando, ancora bambino, era rimasto colpito dalla morte di un familiare, lei lo aveva fatto sedere su una grande sedia di legno e gli aveva detto di reggersi a quella con tutte le sue forze.

Lui s'era aggrappato ai braccioli, ma lei era riuscita lo stesso a strapparlo via. Nel resistere lui aveva sentito male.

La nonna gli aveva poi chiesto di sedersi di nuovo, ma questa volta senza fare alcuna resistenza. Lei lo aveva allora tolto dalla sedia gentilmente, prendendolo in braccio.

«Così avviene con la morte. Sta a te scegliere come vuoi andartene. Ricordatelo.»

Tratto dal libro di Tiziano Terzani, "Un altro giro di giostra" Ed. Longanesi